Le cose che mi ero promessa di non fare come mamma

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Diario semiserio di una mamma qualunque. MAI DIRE MAI. No, non è un film su 007, ma un’amara verità che si scopre solo dopo esser diventati genitori.

Ho sempre avuto le idee molto chiare su come avrei cresciuto ed educato i miei figli. Regole precise, coerenza e polso, questi erano i tre punti fermi che mi avrebbero permesso di avere un bambino modello: dolce, tranquillo, educato. E confesso di aver guardato spesso con una certa aria di superiorità i poveri genitori alle prese con crisi e capricci dei figli, per strada o al supermercato. Di certo io mai avrei permesso ai miei bambini di fare certe sceneggiate in pubblico!

LA MIA VISIONE DEL MONDO E’ STATA COMPLETAMENTE RIBALTATA

Poi è nato il mio piccolo terremoto, e la mia visione del mondo è stata completamente ribaltata. Alzi la mano chi come me, prima della maternità ingenuamente affermava sicura: “Mio figlio non dormirà mai nel lettone, meglio sopportare qualche notte insonne all’inizio che dargli questo vizio!”. O ancora:” Non sarò mai una di quelle madri che porta il figlio al ristorante e poi lo piazza davanti ad un tablet!”. E l’elenco potrebbe essere ancora lungo.

Ognuna ha avuto le proprie convinzioni e i propri punti fermi a cui non era disposta a rinunciare. Poi però ci si scontra con la dura realtà. All’arrivo del primo figlio non si è mai
veramente preparate. Salvo rari casi in cui capita di avere fra le braccia un bimbo che mangia, dorme e, passatemi la definizione, “dove lo metti sta” (e se siete fra le poche fortunate non è necessario che proseguiate con la lettura perché non si parlerà di voi!), un neonato può mettere a dura prova il nostro equilibrio fisico e mentale.

L’IDEA DI METTERLO NEL LETTONE NON SEMBRA PIU’ COSI MALVAGIA

Quando dopo il parto le notti insonni cominciano ad essere nove, dieci, per poi diventare settimane e mesi, l’idea di mettere l’amato erede nel lettone pur di riposare un paio d’ore non sembra più così malvagia.

Dopo aver dormito per sei mesi in piedi, appoggiato allo stipite della porta, con in braccio un neonato urlante, mio marito è stato ben felice di realizzare un side bed da agganciare al nostro letto. Ci siamo arresi al cosleeping e da allora viviamo sereni, ignorando chi intorno a noi storce il naso pensando che abbiamo
dato a nostro figlio un vizio bello e buono. Che vengano loro, se vogliono, a passare le notti in bianco: la porta di casa nostra è sempre aperta!

Vogliamo parlare del capitolo alimentazione? Hanno illuso anche voi che seguire una dieta sana e variegata in gravidanza fosse il primo passo per una corretta educazione alimentare del futuro bebè? Che il bambino avrebbe imparato a riconoscere i sapori già attraverso il liquido amniotico? Io ci ho creduto e mi sono costretta ad ingurgitare chili di frutta e verdura, nonostante le odiassi. Per non parlare poi dell’allattamento al seno: “Vedrai che attraverso il tuo latte imparerà a riconoscere i diversi sapori e quando sarà ora, mangerà tutto con gusto!”. Inutile dire che la realtà è stata un’altra. Posso definire l’inizio dello svezzamento un totale disastro! L’interesse di mio figlio per il cibo era, ed è tuttora pari a zero.

NON VINCERO’ IL PREMIO COME MADRE DELL’ANNO? ME NE FARO’ UNA RAGIONE!

Autosvezzamento? Provato anche quello, ma la mia piccola peste di mangiare non ne voleva proprio sapere. Adoro i sostenitori del “di fame certo non si lasciano morire”, ma anche non crescere di un etto per tre mesi non è che sia tutta questa passeggiata di salute. Dopo mesi di tentativi che ci hanno portato al limite dell’esaurimento, perché secondo il nostro ideale educativo il bambino doveva mangiare per il solo piacere di farlo, senza giochi, tv o altre distrazioni, abbiamo ceduto. Gli abbiamo concesso di guardare “Masha e Orso” durante i pasti e il pupo ha finalmente iniziato a mangiare: senza pianti, senza crisi, senza più saltare i pasti. Non vincerò il premio come madre dell’anno? Me ne farò una ragione…

ABBIAMO PORTATO IL TABLET AL RISTORANTE…

A questo punto tanto vale dirvi anche che sì, pur di passare due ore a cena con amici, dopo mesi in cui il nostro unico interlocutore è stato un neonato urlante, una sera abbiamo portato anche noi il tablet al ristorante, perché non avendo un bambino “soprammobile”, ma un vivacissimo ometto, chiedergli di stare fermo così tanto tempo sarebbe stato impossibile. Dopo aver tentato con libricini, costruzioni e pennarelli che sono stati prontamente snobbati, una puntata di Peppa Pig ci ha regalato mezz’ora di chiacchiere fra adulti. Volete biasimarci per questo?

POSSIAMO SCEGLIERE DI OSTINARCI O AMMORBIDIRE LE NOSTRE POSIZIONI

Insomma, io dopo 18 mesi trascorsi nei panni di mamma mi sono arresa all’evidenza: I bambini veri non sono quelli descritti nei testi di pedagogia, non reagiscono in maniera prevedibile e non esistono regole universali che vadano bene per tutti. Non credo più in un modello educativo preconfezionato da seguire con i paraocchi. A meno che non si abbia la fortuna di avere un figlio estremamente tranquillo, ogni bimbo ha il proprio carattere e le proprie necessità, che non sempre vanno di pari passo con le idee e le aspettative che avevamo prima di diventare genitori.

Possiamo scegliere di ostinarci o ammorbidire un po’ le nostre posizioni adeguandoci alle esigenze del bambino reale. Ciò non vuol dire crescere dei figli maleducati o viziati. Pur avendo ceduto su alcune cose, abbiamo con il tempo raggiunto tanti altri traguardi, dei quali sono fiera. A volte il sentiero che conduce al successo educativo non è una linea retta ma un percorso più lungo e articolato, da percorrere armandosi di tanta pazienza.

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