Il cinema, come ritrae le donne di oggi?

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Ora finalmente le donne al cinema e tv possono essere sgradevoli e ammettere di non saper cucinare. Siamo in una qualche data non meglio specificata fra il primo e il secondo decennio degli anni duemila, quando le produzioni cinematografico/televisive scoprono un nuovo femminismo, che si manifesta in sostanza nel non dovere più le donne avere necessariamente bisogno degli uomini.

Esatto: i primi decenni del duemila, quando si dice l’anticipo sui tempi, la modernità.

Considerazioni cronologiche a parte, una delle prime volte che questo fenomeno mi è parso chiaro è stato quando ho visto Rapunzel – L’intreccio della torre. Si, avete capito bene: il film d’animazione della Disney. E non stupitevi troppo, sappiate che proseguirò avendo in mente quasi solo favole cinematografiche: Frozen, Brave, The Maleficent, Dragon Trainer 2.

Le nuove principesse (o eroine di qualunque altro tipo), fanno infatti tutto da sole: sono loro la causa dei proprio crucci, si mettono nei guai in autonomia e con le loro forze si salvano.

E per una volta sono gli uomini a fare da sfondo: quando non sono dei graziosi gingilli, sono al più piccoli fastidi che con minimo sforzo devono essere superati per arrivare al raggiungimento dell’obbiettivo finale. In alcuni casi pure le mamme rivendicano con orgoglio il fatto di saper menare le mani ma essere completamente inabili alla cucina.

Non tutto è però relegato all’animazione: come non citare Sandra Bullock in Gravity, campione di incassi del 2013, che regge tutto il film restando praticamente in scena da sola per tutta la durata.

La variante televisiva del nuovo femminismo si declina sostanzialmente in un elemento. Per quanto possano esserne inconsapevoli, o mosse dalle migliori intenzioni, le protagoniste delle serie tv sono tutte accomunate da una caratteristica: sono sgradevoli.

Gillian Anderson in The Fall, Laura Dern in Enlightened, Robin Wright in House Of Cards, Claire Danes in Homeland, Lena Dunham in Girls, interpretano tutte personaggi che hanno problemi a rapportarsi con gli altri, si disinteressano delle conseguenze delle loro azioni, sono egoiste e indifferenti al giudizio altrui.

In pratica si comportano come i loro omologhi maschili: non sono più costrette a essere buone per risultare irresistibili e degne di immedesimazione.

A questo punto è lecito chiedersi: è nata prima l’offerta da parte dei produttori, o il mercato disposto ad accoglierla?

Domanda che, declinata nel nostro caso, diventa: le donne (e pure gli uomini) sono sempre state disposte a riempire le sale per vedere film con protagoniste femminili, e nessuno fino ad ora se n’era accorto? Oppure ci riversiamo al cinema solo da quando le storie con protagoniste femminili hanno fatto un salto qualitativo in avanti?

Qualunque sia la risposta, attendiamo a breve l’impavida cavaliera che salvi lo sprovveduto principessino dalle grinfie del drago. O che, piuttosto, decida di lasciarlo lì dov’è, perché in fondo non ne ha poi così bisogno.

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