Un modo semplice per ricordare: il giorno della Memoria e i topi di Maus

Il 27 gennaio 2016 è il Giorno della Memoria 2016. A scanso di equivoci informo lettori e lettrici che è un Giorno Speciale istituito, in Italia, con la legge 211 del 20 luglio 2000. Cito testualmente (dal sito governo.it):  La Repubblica italiana, infatti, riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, per ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati (art.1).

Le opere d’arte che in qualche modo aiutano a mantenere viva la memoria sulla Shoah sono numerosissime in ogni campo artistico. Personalmente amo alla follia “Il Pianista” di Polanski in campo cinematografico e “La tregua” di Levi in ambito letterario. Il primo per la potenza visiva e l’impatto, il secondo perché parla di ciò che accade immediatamente dopo il 27 gennaio.

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27 gennaio: “Giorno della Memoria”, per ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico)

Entrambe, però, sono opere che possiamo definire parzialmente “difficili”. Se il nostro pubblico di riferimento ha un’età che supera i quattordici anni non ci sono difficoltà a comprendere e digerire le problematiche in esse contenute. Ma se invece abbiamo di fronte dei ragazzi magari un po’ svogliati nella lettura oppure refrattari al cinema di un certo genere potremmo tentare con un’opera d’arte a fumetti.

figlio che si trova così a subire lo stile di vita ossessivo del padre

Parlo, ovviamente, di Maus, capolavoro del fuetto mondiale, gioiello di inestimabile valore. Per i pochi che ancora non conoscono il capolavoro di Art Spiegelman, si tratta della storia autobiografica del papà dell’autore e dell’autore stesso. Il padre di Spiegelman ha vissuto sulla propria pelle il dramma della ghettizzazione prima e della deportazione poi. Gli avvenimenti hanno sconvolto a tal punto la sua vita da condizionare anche quella del figlio che si trova così a subire lo stile di vita ossessivo del padre.

E’ una storia di una semplicità disarmante ed allo stesso tempo complessa ed articolata. Lentamente le vicende relative alla seconda guerra mondiale, raccontate in flashback dal padre di Spiegelman, si intrecciano con quelle personali del giovane Art evidenziandone la fragilità psichica e comportamentale. Significativo è il racconto del suicidio della madre che sconvolge ulteriormente la vita dell’autore. Questo episodio fa parte di un altro fumetto a se’ stante realizzato da Spiegelman qualche tempo prima, ma è stato inserito in Maus su decisione dell’autore ed entra a far parte integrante di tutta l’opera.

la fragilità psichica e comportamentale

Pare chiaro l’intento. Non solo si parla della seconda guerra mondiale, delle persecuzioni e di tutto ciò che fa parte dell’orrore legato alla Shoah, ma si parla anche di tutto ciò che l’Olocausto ha generato nelle generazioni successive. L’autoanalisi compiuta da Art Spiegelman è talmente essenziale, chiara e priva di ambiguità che ogni tentativo di interpretazione differente dal condizionamento dovuto agli avvenimenti riguardanti il padre è pura mistificazione. Il messaggio finale è che l’Olocausto non ha solo provocato la morte di sei milioni di persone ma ha anche influenzato pesantemente la vita dei figli e dei nipoti delle vittime, avvelenando così la società, la cultura e il modo di intendere il concetto di rispetto per il prossimo.

Olocausto non ha solo provocato la morte di sei milioni di persone

Com’è che un’opera a fumetti riesce in questo intento così ambizioso, là dove altri mezzi di comunicazione più accreditati hanno fallito?

Anche qui torniamo sul solito discorso del “codice” utilizzato, che, lo avrete capito, è basilare (d’altronde il fumetto è per definizione un linguaggio costituito da più “codici” – fonte Wikipedia). Proviamo dunque ad immaginare per qualche minuto che un affermato scrittore intenda comunicare lo stesso messaggio su un classico formato romanzo, autobiografico, biografico o di fiction che sia. Se è davvero bravo il risultato è garantito. Il messaggio parte diretto e chiaro. Fruibile? Per quanto può essere fruibile un libro magari piuttosto corposo per un ragazzino che frequenta le medie. Però diciamo che, sì, il risultato è stato raggiunto. Ma il nostro amico autore letterario, credetemi, deve essere davvero molto bravo. Tanto che ricordo a memoria ben pochi casi di questo genere.

Gli ebrei diventano dei topi. I nazisti dei gatti. Gli americani dei cani.

Art Spiegelman compie un’operazione di una genialità assoluta. Semplifica cioè tutti i concetti, gli avvenimenti descritti e gli stessi personaggi utilizzando, per esempio, allegorie molto efficaci. Gli ebrei diventano dei topi. I nazisti dei gatti. Gli americani dei cani. Dal punto di vista dei rapporti in gioco riuscite a pensare a qualcosa di più semplice e concreto? Non solo. Il tratto utilizzato è semplice, essenziale, vien quasi da dire infantile, pur non essendolo.

Anche il linguaggio utilizzato dal padre è essenziale: il racconto del padre avviene negli Stati Uniti dove questi si è trasferito con la moglie dopo gli eventi della Seconda Guerra Mondiale. Suo padre parla dunque un italiano (inglese) sgrammaticato ed elementare.

opera a fumetti è l’unica ad aver vinto un Premio Pulitzer

L’unione di disegni semplici ed essenziali in bianco e nero e di un linguaggio estremamente basilare applicati ad un racconto complesso e drammatico, comporta un risultato che supera ogni aspettativa e con tutta probabilità difficilmente raggiungibile utilizzando altre forme artistiche, tanto che quest’opera a fumetti è l’unica ad aver vinto un Premio Pulitzer.

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Si può essere, insomma, anche un po’ scettici verso la nona arte, ma è indubbio che nel caso di Maus l’intento divulgativo ed educativo viene raggiunto come mai è successo in passato e purtroppo sempre molto raramente accade nel presente.

Un saluto dal Vostro Caro Vecchio Zio Jack

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