IL SONNO NEI BAMBINI, le risposte alle difficoltà più frequenti

bididibodibibu fai le ninne fino a domani anche tu! Sarebbe magico far dormire i bambini con un incantesimo. Mi dispiace deludervi, ma, per ora, pare che questo incantesimo non esista, o meglio pare che ogni bambino debba trovare la sua formula magica per dormire, tenendo conto delle differenze individuali del piccolo e del vostro modo di essere genitori. Costruire insime al bambino  delle abitudini può aiutarlo a affrontare il cambiamento fisiologico del sonno che avviene fra i  9 e i 18 mesi di vita. A proposito, mamme e papà, date un’occhiata al precedente articolo per partire informati su che cos’è la routine del sonno.

Il sonno dopo i 9 mesi circa

Intorno al primo anno di vita un bambino dorme fra notte e giorno in media 14 ore. Dunque, non tutte insieme e non tutte di notte. Detto questo, ogni bambino ha le proprie abitudini e i propri ritmi.

Quando il sonno inizia a regolarizzarsi, possono intervenire interruzioni del sonno che colgono i genitori impreparati. A volte vi potrà sembrare di non essere efficaci nel farlo riaddormentare, pur continuando ad applicare lo stesso metodo che fino a poco prima funzionava. Questo accade perchè le capacità del bambino sono maturate, divenendo più complesse.

Inoltre questo è il momento in cui il bambino è pronto per un primo distacco e un cambio di “location” notturna; si dovrebbe sostenere l’autonomia del bambino predisponendo per lui un lettino diverso e magari nella stanza vicino a quella di mamma e papà.

Il primo lamento

Si è addormentato da un’oretta e già inizia a fare quei versetti che preannunciano il pianto. Che fare? Da una parte vorreste fare finta di niente, incrociando anche le dita dei piedi, sperando che si riaddormenti da solo. Dall’altra: “e se poi inizia una crisi di pianto e per calmarlo ci metto un’ora? Forse è meglio che vada a controllare…”. Ovviamente non possiamo prevedere quello che seguirà quel lamento e di conseguenza non c’è risposta certa. Quello che potreste fare è provare a lasciare che il bambino impari a calmarsi da solo. Anche a noi adulti capita di svegliarci “fuori orario” ma abbiamo imparato fin da piccoli, come rassicurarci sul fatto che il sonno tornerà. Ecco, lasciate che anche vostro figlio sperimenti come fare per ritrovare la serenità per tornare a dormire. Può aiutarlo “lallare” un po’ così da farsi compagnia  e rilassarsi.

Se il piccolo non si riaddormenta da solo, potete entrare nella camera, evitando di accendere le luci, e fargli delicatamente sentire la vostra presenza; per esempio può essere di aiuto una coccola delicata o qualche frase dolce bisbigliata e ripetuta. Usare delle attenzioni per evitare di attivare il piccolo gli permette di sentirsi protetto senza uscire dallo stato di torpore, nel quale è più facile possa ritrovare il sonno. I gesti e le frasi ripetitive aiuteranno voi a sentirvi più sicuri e tranquilli nel vostro ruolo di genitori. Quando voi siete in questo stato d’animo, il bambino lo percepisce e riesce a lasciarsi andare al sonno più facilmente.

Risvegli notturni

Mi sembra di vedere le vostre occhiaie per la scorsa notte e quindi non c’è nemmeno bisogno che spenda due righe per dire cosa sono! Vabbè dai… Per chi è fortunata/o e non lo sa, il bambino semplicemente si sveglia nel mezzo del sonno notturno. I risvegli notturni possono essere dovuti ai primi incubi che si iniziano a struttare proprio intorno ai 9 mesi. In letteratura si trova una differenza fra quei bambini che si riescono a consolare da soli, tornando a dormire, e quelli che invece non ci riescono, necessitando della presenza del genitore. Queste differenze non sembrano essere dovute al bambino in sé, ma piuttosto alle abitudini sperimentate con i genitori. Un bambino che ha imparato a consolarsi da solo quando si sveglia, imparerà anche a gestire i primi sogni brutti tendenzialmente senza mamma e papà. Questo “tendenzialmente” vale a dire che se capiterà un sogno veramente brutto il bambino piangerà e avrà bisogno dell’adulto, ma che questa necessità sarà piuttosto rara.

I risvegli notturni sono fisiologici e in genere scompaiono con la crescita, man a mano che il bambino acquisisce la padronanza del “girarsi sull’altro fianco” e tornare a dormire.

Difficoltà di separazione

Che la mamma è la mamma, il bambino lo sa dal primo vagito, ma la paura di perderla, separandosi da lei, si inizia a strutturare intorno ai 18 mesi. Nonostante si parli di mamma, il bambino può avere le stesse difficoltà di separazione anche nei confronti del papà.

La difficoltà di separarsi può diventare un serio problema al momento di dormire. Il bambino potrebbe provare paura all’idea di addormentarsi perchè questo non gli permette di tenere sotto controllo la figura genitoriale. In via generale, è bene tenere a mente che un bambino preoccupato di non rivedere più il genitore è un bambino che non necessita solo del conforto che istintivamente siamo portati a fornirgli, ma anche di coerenza. Evitate di dare segnali che possano confonderlo. Anche in questo caso può essere utile utilizzare un tono di voce calmo e ripetere gesti e parole. Creando così, una routine della ninna tutta vostra, acquisirete e trasmetterete la sicurezza necessaria al bambino per addormentarsi. Infatti, dormire può essere una sfida importante per il piccolo che deve poter porre fiducia nel fatto che sarete nelle vicinanze quando si sveglierà.

Cause organiche

Arriva quella notte in cui non c’è ninna nanna che tenga, urli e pianti non finiscono più. Può essere doloroso, oltre che sfiancante, passare le nottate così. Il pianto può essere anche la manifestazione di un disagio puramente fisico, come ad esempio, l’arrivo dei primi dentini, un mal di pancia, l’arrivo della febbre, uno stato di alterazione dovuto ai vaccini. Che fare in questi casi? Se si tratta di malesseri passeggeri, di cui riuscite a individuare le cause, nessuna preoccupazione, agite coccolando il bambino e resistete alle occhiaie incombenti il giorno dopo. Per esempio se dopo qualche giorno vedete il bianco sotto alla gengiva, capite che quello stato di inconsolabilità è dovuto al dolore del dente che cresce.

Altre difficoltà

Ce ne saranno sicuramente molte altre dalla paura del buio al pavor nocturno. Alcune difficoltà sono passeggere e il genitore non può fare altro che avere pazienza e aspettare che scompaiano con lo sviluppo, altre difficoltà sono invece risolvibili subito impostando una routine del sonno e stando attenti ai segnali che il bambino dà tanto quanto a quelli che si danno al bambino.

Alla fine…

Sono momenti difficili e duri e può insinuarsi quel dubbio “che cosa abbiamo sbagliato?” Mi permetto di darvi la risposta, prima che la domanda arrivi. Anche il genitore migliore sbaglia, può essere disattento, stanco, umano insomma. Può capitare che inciampi nel giocattolo proprio mentre il bambino si sta addormentando o che non riesca a calmarlo perchè lui stesso non riesce proprio a trovare la sua tranquillità quella sera. Ciò che rende i vostri figli fortunati di avervi come genitori non è l’essere perfetti, ma la determinazione che impiegate nel dare il vostro meglio per loro, lasciandogli la libertà di esplorare le loro capacità e di chiedere il vostro aiuto quando ne hanno bisogno.

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