La diagnosi di sordità e le prime scelte da affrontare

Il percorso che porta alla diagnosi di sordità e le scelte da affrontare subito dopo.

Quando il genitore ha il sospetto che il proprio figlio sia sordo (proprio come accade per molti altri disturbi) ha come la sensazione di trovarsi davanti ad una montagna da scalare. Una montagna dal terreno sconnesso, fatto di episodi reali e vissuti emotivi che portano i genitori a doversi destreggiare tra le diverse situazioni, spinti dal desiderio di proteggere il piccolo; ma anche una montagna fatta di pareti irte, difficili da scalare senza l’attrezzatura e le conoscenze adeguate.

Per ogni tipo di sospetto riguardante la sordità, è bene rivolgersi al proprio pediatra

L’intento di questo articolo è proprio quello di indicare un sentiero, di dare una bussola che possa guidare questi genitori che improvvisamente si trovano davanti a tale sfida.

Per ogni tipo di sospetto riguardante la sordità, è bene rivolgersi al proprio pediatra, il quale, farà un’impegnativa per una visita audiologica. Da questo momento si avvierà un percorso nuovo per qualsiasi persona che non conosce il mondo della sordità, ma molto preciso e dettagliato.

L’audiologo farà un primo colloquio anamnestico

L’audiologo farà un primo colloquio anamnestico ai genitori, in cui si ricercherà se durante la gravidanza, la madre abbia sofferto di malattie virali o assunto farmaci, se il piccolo paziente abbia sofferto di malattie infettive, se ci sono in famiglia altri casi di ipoacusia, se il bambino risponde agli stimoli ambientali ecc.

esame obiettivo per stabilire una precisa soglia audiometrica

Seguirà poi la l‘esame obiettivo per stabilire una precisa soglia audiometrica. Tale valutazione strumentale è comporta da due tipi di test:

  • l’audiometria oggettiva, che permette di ottenere risposte a prescindere dalla volontà bambino (es. impedenzometria, elettrococleografia, ABR)
  • l’audiometria comportamentale che si basa sul condizionamento del bambino con il metodo dello stimolo sonoro-risposta

Arriva la diagnosi, il primo punto fermo, quello che sarà visibile ad ogni passo del percorso.

enti preposti e qualificati che possano mettere a disposizione un equipe di specialisti

A questo punto le famiglie sono solitamente spaventate, frastornate e con numerose domande in cerca di risposte:  <<qual è il momento migliore per mettere le protesi? Funzionano meglio le protesi o l’impianto cocleare? E’ meglio che impari la Lingua dei Segni (LIS) o potrà parlare?>>

Di norma è il medico audiologo che indica il sussidio protesico più adatto e la tecnica riabilitativa migliore, ma per evitare che divenga una scelta forzata sarebbe bene che la famiglia si rivolgesse ad enti preposti e qualificati che possano mettere a disposizione un equipe di specialisti (audiologo, otorinolaringoiatra, otochirurgo, psicologo specializzato nella sordità, audiometrista, audioprotesista e logopedista) in grado di accoglierne i dubbi e fornire le risposte più adatte per ogni situazione.

diverse possibilità che consentano al bambino di vedere attenuato il deficit acustico

Tali enti sono spesso enti locali. Le famiglie possono rivolgersi al proprio pediatra per avere più informazioni.

Sarà la famiglia a scegliere, in ultima battuta, tra le diverse possibilità che consentano al bambino di vedere attenuato il deficit acustico. La scelta dovrà essere effettuata tra due diverse possibilità: le protesi acustiche, le quali sfruttano il residuo uditivo stimolando le cellule nervose ancora funzionanti (poco utile nei casi di sordità profonda) o l’impianto cocleare, un dispositivo elettronico in grado di convertire i segnali acustici in segnali elettrici.

Un articolo a cura di Eleonora Franco – 0039 347 0332892 – fr.eleonora@gmail.com


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