La costruzione della relazione con il bambino sordo

Alla scoperta che il proprio figlio è sordo i genitori spesso si chiedono come sarà possibile comunicare con un bambino che non può sentire le loro voci. Come potranno rapportarsi a lui? Come potranno comunicargli i loro sentimenti e le loro emozioni? Riusciranno, non avendo la possibilità di comunicare verbalmente, a creare un legame forte come quello tra gli altri genitori e i loro bimbi?

I genitori dovranno essere pronti a rispondere alle richieste di aiuto e conforto dei propri figli

La teoria dell’attaccamento, proposta dallo psicanalista John Bowlby negli anni 60, ci spiega come fin dalla nascita i bambini sono portati a cercare la vicinanza degli altri, e in particolare delle figure genitoriali, al fine di ottenere sicurezza e protezione. Il bambino quindi ha la necessità di rapportarsi con una persona che lo accudisca e che soddisfi i suoi bisogni fisiologici; questo però non significa che la mamma debba semplicemente nutrirlo e ripararlo dai pericoli dell’ambiente. Le figure di attaccamento infatti avranno il duro compito di comunicare con un essere umano che ancora non può utilizzare il linguaggio verbale, ed aiutarlo a crearsi un’idea sul mondo, su di loro e soprattutto su di sé.

non smettere di parlargli facilitando l’imitazione

I genitori dovranno essere pronti a rispondere alle richieste di aiuto e conforto dei propri figli attraverso gesti amorevoli, espressioni del viso rassicuranti e contatto fisico. Il bambino così nel tempo, pur non potendo sentire le loro voci, imparerà che i genitori sono capaci di decodificare e percepire adeguatamente i suoi segnali. Questo potrà aiutarlo a crearsi un’idea di sé come persona degna di amore a attenzioni, rendendolo inoltre capace di riconoscere e dare un nome alle diverse sensazioni ed emozioni che proverà. Crescendo potrà esplorare l’ambiente con meno timori, sapendo di avere una “base sicura” a cui tornare, una persona presso cui rifugiarsi in caso di necessità.

gesti amorevoli, espressioni del viso rassicuranti e contatto fisico

E’ importante quindi lasciarlo libero di esplorare con la vista e il tatto, sensi con cui inizialmente imparerà a conoscere il mondo, e soprattutto non smettere di parlargli facilitando l’imitazione e l’apprendimento visivo. Infatti, indipendentemente dal percorso linguistico e riabilitativo che verrà scelto per il suo futuro, il bambino sordo ha bisogno di imparare a gestire la comunicazione con le persone udenti, anche attraverso la lettura labiale. Più che mai lo sguardo e il contatto visivo risultano fondamentali in questo tipo di comunicazione: i bambini sordi comunicano principalmente con gli occhi e con le espressioni del viso, come noi utilizziamo un determinato tono di voce per comunicare specifici pensieri e sentimenti. Ad esempio davanti ad un evento particolarmente divertente o spaventoso può essere importante e utile recuperare subito lo sguardo del bambino esprimendo la propria emozione attraverso il viso, dandosi così l’opportunità di commentare ciò che è avvenuto anche senza l’utilizzo del linguaggio verbale.

Con il tempo il genitore imparerà a modulare il proprio tocco

Già di grande significato per mamme e figli udenti, il contatto fisico risulta inoltre fondamentale in queste relazioni. Un tocco dolce e leggero aiuterà gli adulti a richiamare la sua attenzione, così come accarezzarlo e stringerlo a sé avrà lo stesso effetto di rassicurazione che ha il tono affettuoso e sussurrato che le mamme solitamente utilizzano. Con il tempo il genitore imparerà a modulare il proprio tocco basandosi sulle espressioni del viso del proprio bambino e sulle sue reazioni; la piacevolezza infatti è molto personale, ma l’adulto non deve avere il timore di essere invadente in quanto per i bambini sordi, come abbiamo visto in precedenza, il tatto e la vista sono inizialmente i principali canali di percezione e comunicazione.

nelle prime fasi di vita i bambini hanno bisogno di imparare il linguaggio dell’amore…

Diviene chiaro dunque come in quest’ottica il parlare o l’udire acquisiscono meno importanza: nelle prime fasi di vita i bambini hanno bisogno di imparare il linguaggio dell’amore che prescinde dalle parole e dai suoni e che è determinato invece dalla presenza affettiva delle figure di riferimento e dal loro modo di relazionarsi con essi.


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