Come gestire la relazione tra il bambino sordo e i suoi fratelli

Quello tra fratelli e sorelle può essere un rapporto molto speciale nella vita dei bambini: una vera e propria “palestra”, in cui allenare le proprie capacità di condividere, di risolvere i conflitti, di cooperare, e in cui apprendere le abilità relazionali utili nei rapporti con i loro pari. È possibile, però, che la sordità di uno dei bambini influisca notevolmente sul tipo e sulla qualità del rapporto che si instaura tra fratelli.

La presenza di un fratello o di una sorella con disabilità uditiva può portare il bambino a sperimentare diverse emozioni e vissuti: ad esempio, qualcuno potrebbe provare gelosia e rabbia per il tempo e le attenzioni che i genitori dovranno, anche per il lungo percorso riabilitativo, dedicare al figlio sordo; qualcun altro potrebbe farsi carico della responsabilità di prendersi cura e di difendere il fratello a causa delle sue difficoltà; qualcun altro ancora potrebbe sentirsi in colpa per la disabilità del fratello, oppure vergognarsene cercando di nasconderla agli amichetti. Cosa è possibile fare, quindi, per promuovere una relazione positiva tra un bambino udente e il fratellino o la sorellina sordi?

La sordità non deve essere un tabù

Risulta, prima di tutto, importante parlare della sordità anche con i figli udenti: spiegate e raccontate ai bambini, in termini semplici e adeguati alla loro età, quali sono le difficoltà del fratellino o della sorellina, cos’è la sordità e quali problemi comporta un deficit uditivo. Aiutate il bambino udente a capire cosa sono e come funzionano gli ausili che il bambino sordo utilizza (ad esempio le protesi o l’impianto cocleare) nonché il loro livello di efficacia nell’aiutarlo a sentire. Può, inoltre, essere utile fornire ai figli una spiegazione, che possa risultare per loro comprensibile, circa la causa della sordità, evitando il rischio che il bambino udente possa pensare di esserne in qualche modo responsabile o che nascano paure di un possibile “contagio”.

Date ascolto anche alle emozioni – positive e negative – che i bambini vi portano, sia riguardanti le relazioni tra i diversi membri della famiglia (ad esempio il bambino udente potrebbe essere geloso dei momenti dedicati totalmente al bambino sordo, il bambino sordo potrebbe sentirsi inadeguato rispetto al fratello udente, ecc…) sia la sordità e tutto ciò che essa comporta. Aiutate i vostri figli ad accettare e a esprimere senza sensi di colpa queste emozioni, supportandoli nell’individuare strategie utili alla gestione delle emozioni negative.

Dedicare del tempo a ognuno dei propri figli

Nel corso dello sviluppo del bambino sordo, potrà essere necessario per i genitori dedicare a lui una quantità maggiore del tempo per accompagnarlo durante il suo iter riabilitativo. Per tale motivo, è utile che troviate dei momenti speciali da dedicare esclusivamente al bambino udente, in cui anch’egli possa sentirsi protagonista e oggetto di cure e interesse da parte della mamma e del papà. Può essere importante, inoltre, aiutarlo ad esprimere pensieri ed emozioni negative, rassicurandolo, eventualmente, sul fatto di amare i propri figli incondizionatamente e in egual misura.

Non rendere “adulto” il figlio udente

Quando uno dei propri figli presenta delle difficoltà, può capitare che al figlio normodotato venga richiesto, anche in modo indiretto e inconsapevole, di aiutare il sistema famigliare facendosi carico di molte responsabilità: dal risolvere da solo i propri problemi e dal comportarsi sempre bene per non affaticare e far preoccupare ulteriormente i genitori, al prendersi cura del fratellino e all’aiutarlo a socializzare e comunicare con i coetanei.

Una certa dose di responsabilità può essere educativa e gratificante, ma ricordate che essa deve essere commisurata all’età del figlio udente: egli rimane pur sempre un bambino bisognoso di cure e aiuto da parte delle figure genitoriali, e una esagerata adultizzazione potrebbe risultargli dannosa.

Lasciare che i figli risolvano le proprie liti

Nonostante sia fondamentale per i genitori insegnare e mostrare ai propri figli come gestire le emozioni negative e come gestire i conflitti, talvolta, e soprattutto nelle situazioni meno gravi, è utile resistere alla tentazione di intervenire appena i propri figli cominciano a litigare, magari per “proteggere” il bambino più fragile. Il litigio, infatti, può essere un’ottima occasione per testare quelle capacità personali e relazionali precedentemente citate: la condivisione con l’altro, la negoziazione, la tolleranza delle frustrazioni, la risoluzione dei conflitti e il perdono. Litigare, in altre parole, può anche essere una positiva occasione di apprendimento.


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