Aiuto mio figlio mena! Consigli pratici per genitori spaventati

Comportamenti più comuni

Spesso verso la fine del primo anno di vita può succedere che il bambino inizi a manifestare comportamenti aggressivi. Ci possiamo aspettare bambini che mordono, che danno pugni, schiaffi e calci, che graffiano, che buttano le cose per terra, che urlano.
Si tratta di comportamenti perlopiù transitori, dovuti alla fase evolutiva che attraversa il piccolo. Per il genitore è bene riconoscerli da subito, capirne il significato e imparare a gestirli di conseguenza; così facendo si supporterà il bambino nel trovare strategie alternative e i comportamenti aggressivi diminuiranno fino a scomparire.

Capire il perché del comportamento

Lo stesso comportamento può essere utilizzato per comunicare cose diverse. Per esempio può capitare che un bambino graffi per curiosità e che un altro graffi per richiedere l’attenzione del genitore. Ancora, può succedere che uno stesso comportamento, come il graffiare, venga utilizzato dallo stesso bambino sia per comunicare la sua rabbia che per richiedere attenzione. Per questo motivo, prima di alzare il dito per dire che non si fa, sciorinare prediche e indire punizioni, fermatevi un secondo. Sono convinta che sarete sconvolti e aspettare prima di agire sarà tosta. Tuttavia vi assicuro che una parte di tempo vi serve per poter fare delle ipotesi sul perché quel comportamento si è verificato. Ora vediamo tre casi di diversi possibili:

curiosità

  • buttare le cose per terra, tirare i capelli e altri comportamenti possono nascondere solo la “curiosità” di sapere che cosa succede se si fa una determinata azione. Sono un mezzo di esplorare il mondo, per capire la casualità degli eventi; per esempio non sanno cosa accede se tirano il piatto per terra e sono curiosi di scoprirlo (non sanno che scopriranno anche la vostra frustrazione di dover pulire tutto!)
  • Cosa fare: dire “no” subito dopo il comportamento è una prima linea di azione. Nel caso in cui il bambino continui a tirare i vostri capelli potrebbe essere necessario mettere il bambino nelle condizioni di non farvi del male tenendo il cuoio capelluto e “sfilando” la mano del bambino dalla ciocca. Di solito la curiosità si esaurisce in pochi tentativi, se lo stesso comportamento si verifica molte volte, prendete in considerazione che non si tratti di curiosità.

Rabbia

  • nei primi anni di vita il bambino si trova in quel limbo in cui qualche parola la sa dire, qualche piccola frasetta la sa fare, ma non padroneggia così bene il linguaggio da riuscire ad usarlo in tutte le situazioni. In particolare nei momenti in cui le emozioni sono più forti le abilità di linguaggio ancora non completamente acquisite sono più “faticose”. Al contrario molto più semplice è ricorrere al comportamento per comunicare.
  • Cosa fare: dire “no” subito dopo il comportamento è una prima linea di azione. Occorre anche far in modo che il bambino smetta l’azione problematica. Può essere d’aiuto fornirgli un posto neutro (per esempio una piccola sedia) in cui non può riproporre il comportamento e contare ad alta voce i secondi fino a quando si può alzare. Al termine di questa procedura, quando il bambino si è calmato, lo si può aiutare a parlare di cosa è successo prima del comportamento aggressivo. Utilizzare parole semplici e fare domande, mostrandosi aperti e pronti ad ascoltare, potrebbe essere un buon modo per capire quali sono le difficoltà del vostro piccolo. Quando siete arrivati a capire il motivo dietro alla reazione aggressiva potete suggerire al bambino un nuovo modo di fare. Per esempio, se ha graffiato un amichetto perchè voleva il suo gioco, ma non riusciva a ottenerlo, potreste consigliargli dei modi per giocarci insieme. Può anche essere utile mostargli come fare giocando con lui. Nei primi anni di vita, infatti, è molto più semplice imparare imitando qualcuno che produrre da solo un comportamento.
  • >>> Attenzione a mostrarvi coerenti, ovvero a utilizzare le stesse modalità educative. Evitare di fare prediche lunghe, fornire coccole e carezze, mettervi a urlare, permetterà al bambino di capire che disapprovate quel comportamento. Cercate, invece, di agire sempre con la stessa sequenza di azioni, quando lo stesso comportamento aggressivo si ripete con la stessa funzione.

Malessere

  • appena nati i piccoli utilizzano il pianto come unica forma di comunicazione e anche per la fame, il sonno, il mal di pancia ecc… Crescendo, può capitare che non riescano a trovare forme alternative positive e che utilizzino comportamenti aggressivi per richiedere attenzione.
  • Cosa fare: dire “no” subito dopo il comportamento è una prima linea di azione. Dopodichè, per quanto difficile sia, sarebbe opportuno non prestare immediata attenzione al bambino; anche sgridare il bambino e metterlo in punizione potrebbe costituire all’estremo una modalità di fornire attenzione al piccolo. Fategli capire che state aspettando che si calmi così da poterlo aiutare a trovare modalità alternative per farvi capire che ha bisogno di voi. Provate poi a fargli provare queste nuove modalità nella pratica, così da insegnargli nuovi modi di fare in un momento in cui il bambino è tranquillo e più propenso a imparare.

In tutti i casi visti, provate a utilizzare parallelamente delle gratificazioni. Facciamo un esempio: avete riconosciuto vostro figlio nell’esempio del graffiare per ottenere un gioco, quando vi capita di vedere il bambino che gioca con un amichetto, condividendo i giochi e senza aggressività, sottolineatelo ad alta voce “sei proprio bravo a giocare scambiondoti i giochi con il tuo amichetto!”. Evitate di enunciare il comportamento negativo, ma volgete al positivo tutte quei microcomportamenti positivi di vostro figlio. Inoltre notate e evidenziate i piccoli progressi per esempio se il bambino si accontenta di un gioco che gli piace di meno, aspettando di giocare con quello che gli piace di più potreste dire “è molto bello che tu aspetti il tuo turno, sono fiero di te!”. È molto più produttivo e meno frustrante anticipare il verificarsi di un comportamento aggressivo, enfatizzando il comportamento adeguato del bambino.

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