Preadolescenza: aiutarli ad affrontare questa fase importante

Cosa succede a mio figlio? Non parla più è scontroso e fa tutto il contrario di quello che gli chiedo.

I ragazzi intorno agli 11 – 12 anni cambiano atteggiamento verso i genitori e le persone adulte in genere.

Se quando sono piccoli generalmente chiedono aiuto e desiderano la vicinanza di un adulto quando crescono sembrano ostili e non vogliono farsi vedere dagli amici o compagni di classe in presenza di adulti. Sono sempre connessi con il web e riescono a stare ore al cellulare a chattare. Spesso gli insegnanti riferiscono comportamenti diversi da quelli che hanno a casa e i genitori si chiedono, ma chi è veramente mio figlio?

I ragazzi intorno agli 11 – 12 anni cambiano atteggiamento verso i genitori e le persone adulte

I cambiamenti in quest’età sono molto rapidi, nuovi e vissuti spesso dagli adulti, ma dai ragazzi stessi come “ingestibili”

A questa età inizia la pubertà. Nella pubertà vi è la maturazione dei caratteri sessuali primari (accrescimento scheletrico e aumento della statura) e secondari (comparsa della pelosità pubica, sviluppo del seno o del pene e aumento del volume dei testicoli, pelosità del viso, acne, cambiamento di voce nel maschio ecc.).

non vogliono farsi vedere dagli amici o compagni di classe in presenza di adulti

Questo cambiamento va incontro ad una notevole variabilità da soggetto a soggetto, sia per quanto riguarda l’età di inizio che per la durata dell’intero processo di sviluppo. Storicamente, però, vi sono stati dei cambiamenti importanti, per cause ancora da valutare la pubertà è decisamente anticipata rispetto anche solo a 50 anni fa. Sappiamo che la comparsa del menarca nel 1860 era in media intorno ai 16 anni ora ai 12 e mezzo.

Nella pubertà vi è la maturazione dei caratteri sessuali

Questa fase di nuova identità corporea è sempre accompagnata da un cambiamento psicologico importante che spesso però non segue i tempi della crescita fisica.

La pubertà, come abbiamo visto, si è anticipata mentre la crescita psicologica e la maturità si sono spostate in là nel tempo. La preadolescenza è quindi un’epoca di passaggio fondamentale in cui si creano visioni corporee , consapevolezze di sé e del mondo circostante, reti di relazioni e ricerche di autonomie fondamentali per lo sviluppo successivo.

«età del cambiamento»: lo sviluppo fisico, sociale e cognitivo innescato dalla pubertà

La preadolescenza si contraddistingue come «età del cambiamento»: lo sviluppo fisico, sociale e cognitivo innescato dalla pubertà comporta, a livello psicologico, il passaggio attraverso una serie di tappe e il superamento di quelli che potremmo chiamare alcuni “compiti” di sviluppo.

Questo periodo è oggi considerato un periodo della crescita a sé stante, mentre spesso in passato veniva o associato all’adolescenza o all’età infantile.

Ultimamente è emerso invece, da un punto di vista psicologico, come questa fase abbia delle caratteristiche sue proprie e coincida con il periodo delle scuole medie (scuola secondaria di primo grado).

Questa stagione di vita può anche essere in modo sintetico definita un grande, lungo percorso di identificazione.

coincide con il periodo delle scuole medie

I ragazzi iniziano a confrontarsi con il mondo dei pari in modo esclusivo. I pari diventano la loro maggiore preoccupazione e l’identificazione con il gruppo di riferimento anche attraverso lo stile di vita, il modo di vestire, il linguaggio, le prove di forza con gli insegnanti è di fondamentale importanza in questa fase di sviluppo. Permette loro di trovare altri punti di riferimento al di là della famiglia.

Inoltre, a livello cognitivo, nella scuola secondaria inferiore l’intelligenza del ragazzo compie l’evoluzione verso il “pensiero ipotetico-deduttivo” (soluzione dei problemi) e il “pensiero complesso” (strutturazione di fatti diversi che si coordinano e influenzano tra di loro per giungere ad un certo esito). Ciò significa, per esempio, che il ragazzo sarà portato a trovare delle posizioni originali rispetto al pensiero familiare e a sperimentare attraverso ipotesi e deduzioni alcuni comportamenti nuovi.

stile di vita, il modo di vestire, il linguaggio, le prove di forza con gli insegnanti

Tutto ciò crea nell’individuo (e spesso anche in chi lo circonda) una certa ansia perché i mutamenti sono molteplici, radicali e improvvisi e soprattutto perché spesso non si possiedono ancora gli strumenti adeguati a livello psicologico per poterli affrontare ed elaborare.

Quest’epoca è, inoltre, intrinsecamente legata al conflitto. Ciò è evidente nei rapporti interpersonali con i genitori, i fratelli, con gli amici e i compagni di classe. Spesso questo conflitto riflette un conflitto interno detto intrapsichico. Tale condizione che, come genitori notiamo in atteggiamenti contrastanti e ambivalenti (non ho voglia di impegnarmi, ma vorrei ottenere dei buoni risultati nella scuola e nello sport… desidero essere libero e indipendente, ma ho paura di quello che mi può succedere ecc.), porta spesso disagio e mancanza di energia e concentrazione.

Quest’epoca è intrinsecamente legata al conflitto…. porta spesso disagio e mancanza di energia e concentrazione

Chi è in una situazione conflittuale sovente non se ne rende conto e il senso di disagio aumenta l’indecisione sulle scelte che in questo periodo sono molto importanti.

Come si è detto, mentre lo sviluppo fisico e quello sessuale storicamente sono sempre più precoci quello sociale e quello cognitivo sono posticipati rispetto ai primi.

Sono quindi le figure di riferimento, genitori, insegnanti o, se il conflitto diventa maggiormente opprimente, psicologi, a prendersi cura e a identificare quali sono gli elementi del conflitto in modo tale da consentire al ragazzo di superare il momento di empasse con successo. Tollerare, saper gestire e superare i conflitti significa mettere dei mattoncini che ci permettono di crescere ed avere sempre più fiducia in noi stessi.

A volte, però, questi cambiamenti sembrano ingestibili e i genitori si trovano spiazzati, come se la discontinuità di atteggiamenti prendesse il sopravvento sulle continuità e sull’equilibrio che pur ci sono.

Il preadolescente richiede implicitamente l’aiuto dei genitori.

Egli si sente nervoso, normalmente ha difficoltà ad accettare il suo “nuovo” corpo. Talvolta questa nuova “identità corporea” crea difficoltà anche nel rapporto con gli altri e nelle relazioni con l’altro sesso, che sono già naturalmente complicate a quest’età. L’atteggiamento verso l’adulto è spesso ambivalente e non sarà strano sentire un ragazzo che dice “lasciami in pace” e due minuti dopo si lamenta perché non lo si aiuta abbastanza. L’ambivalenza è proprio una caratteristica fondamentale della preadolescenza.

Ma cosa posso fare come genitore?

Innanzi tutto è possibile osservare. Gli atteggiamenti cambiano, ma chi abbiamo di fronte è sempre lo stesso ragazzo/a, quindi è bene osservare se ci sono dei disagi che non ci sembrano normali. L’osservazione e l’ascolto sono elementi essenziali nella relazione.

vedendo insieme una serie che gli piace, giocando alla play station con loro,

Secondariamente bisogna lasciare spazi di autonomia ma verificare che questi spazi i ragazzi sappiano gestirli. E’, infatti, importante dare delle regole chiare e precise, ma anche permettere loro di gestire spazi e tempi in modo che gradualmente possano sentirsi più autonomi e acquisire più fiducia in loro stessi.

dare delle regole chiare e precise… accompagnarli nel duro compito della crescita

Ciò non significa accondiscendere a ogni loro richiesta, ma cercare di accompagnarli nel duro compito della crescita limitandoli quando i loro comportamenti diventano intollerabili. E non significa nemmeno pensare che con le scuole medie sappiano gestire il tempo in completa autonomia.

Un passo successivo è trovare un terreno comune per condividere eventi, emozioni, frustrazioni.

A volte è importante lasciare da parte tristezze e incomprensioni e provare a condividere qualcosa della loro realtà, vedendo insieme una serie che gli piace, giocando alla play station con loro, leggendo un libro che a loro è piaciuto e parlandone insieme a cena.

mai banalizzare ciò che gli succede

E, soprattutto, mai banalizzare ciò che gli succede: sia che si tratti di una litigata con l’amico/a del cuore o che sia la cotta per il/la compagna/o. Mettere in ridicolo o minimizzare senza dare la giusta importanza provoca risentimenti e ferite che minano l’autostima, già difficile da conquistarsi in questo periodo di sviluppo.

In conclusione, possiamo dire che se nell’infanzia si è costruita una buona relazione tra genitori e figli questa farà da ponte anche in una situazione sicuramente più conflittuale e meno gratificante, ma tuttavia non meno importante nei confronti del preadolescente.

Il cambiamento che questa fase porta all’interno della famiglia può essere visto come risorsa

Trovare i mezzi per rintracciare i semi della relazione attraverso lo sguardo genitoriale è importantissimo per permettere ai ragazzi di affrontare con successo questo momento della vita. Il cambiamento che questa fase porta all’interno della famiglia può essere visto come risorsa per trovare nuovi e più soddisfacenti equilibri familiari.

 Un articolo a cura della Dott.ssa Marta Livio | tel. 0039 366 5214982  | www.animaeforme.it

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