Meglio la prima o l’ultima fila in classe?

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Le chiamano “classi pollaio”: 25 alunni che passano 8 ore al giorno in un’aula di solito piuttosto angusta, facendo lo slalom fra banchi e zaini.

Già solo per questo la gestione degli spazi scolastici è abbastanza complessa, ma spesso bisogna tener conto di un ulteriore fattore in grado di mettere in difficoltà anche gli insegnanti più esperti in questioni “logistiche”. A pochi giorni dall’inizio della scuola si assiste puntualmente ad una piccola processione di genitori che chiedono di poter parlare con i docenti per discutere di una questione di grande importanza: la posizione in classe del proprio figlio. Mentre tutti noi abbiamo passato infanzia e adolescenza a cercare di accaparrarci i posti migliori, ovvero quelli all’ultimo banco, ora in controtendenza la richiesta prevalente è quella di poter mettere il proprio bambino in prima fila. Le motivazioni di tale richiesta sono le più disparate: il bambino dietro si distrae troppo, porta gli occhiali e non ci vede bene, ha bisogno di essere costantemente incoraggiato e stimolato… e chi più ne ha più ne metta. Prese singolarmente sono motivazioni anche valide ma non tengono conto del fatto che se dovessimo accontentare tutti, bisognerebbe creare un’unica lunghissima prima fila di 25 banchi.

“i docenti si occupano di ogni bambino, e non solo di quelli in prima fila”

Purtroppo è inevitabile, prima o poi a tutti capiterà di stare all’ultimo banco. Certo, si cercherà di non metter il più piccino della classe dietro al più alto, un occhio di riguardo ci sarà per i bambini con seri problemi di vista, ma non più di questo. Un bambino che porta gli occhiali vede tranquillamente anche al secondo o al terzo banco. Il bambino che tende a distrarsi deve essere accompagnato pian piano dalle insegnanti affinché impari a mantenere la giusta concentrazione indipendentemente dal posto occupato. Di sicuro nessuno viene trascurato perché fortunatamente i docenti si occupano di ogni bambino, e non solo di quelli in prima fila. E’ consuetudine inoltre far cambiare i posti durante l’anno in modo che tutti possano prima o poi sperimentare le varie postazioni. E’ un buon modo per i bambini per socializzare con i compagni e per imparare a relazionarsi con tutti. Si cerca inoltre di incentivare i momenti di collaborazione fra pari.

“delle complesse dinamiche che si sviluppano all’interno del gruppo classe”

Comprendiamo l’apprensione dei genitori, che non potendo essere in classe con i proprio figli, tentano con queste richieste di tutelarli e di aiutarli ad affrontare l’esperienza scolastica in maniera positiva, ma consiglio di aver fiducia negli insegnanti, spesso con molti anni di esperienza alle spalle, che consapevoli delle complesse dinamiche che si sviluppano all’interno del gruppo classe, sapranno tener conto delle reali esigenze ogni alunno. Importanti saranno inoltre i momenti di incontro scuola famiglia. Durante i colloqui individuali normalmente previsti nel corso dell’anno si potranno chiedere ai docenti le motivazioni delle scelte da loro effettuate. Ricordiamo comunque sempre che avere a che fare con 25 alunni a scuola è ben diverso dal doversi occupare di uno o due bambini a casa e che insegnanti e genitori devono lavorare insieme con lo stesso scopo, quello di far crescere in maniera serena i bambini aiutandoli a sviluppare le proprie potenzialità. Questo richiede prima di ogni altra cosa una grande fiducia e desiderio di collaborazione reciproca, non scordiamolo mai.

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