Il rientro dopo l’ospedale: i primi giorni da neo-mamma

Se siete mamme al secondo figlio, potete smettere di leggere: sapete già tutto quello che vi aspetta! Se siete alla prima esperienza e pensate che le già mamme spesso e volentieri esagerino e facciano del terrorismo psicologico, smettete di leggere!! Lungi da me spaventare una primipara in procinto di partorire!! Magari ritornate qui fra qualche mese…

Con tutte le altre vorrei condividere i miei primi giorni da neo-mamma.

Eravamo pronti per tutto questo? Decisamente no! Due anime in pena, pallido ricordo della coppia felice e spensierata di un tempo, così ci avevano ridotto appena pochi giorni da neo genitori. Sapevamo che non sarebbe stato semplice, che i primi tempi sarebbero stati duri, ma che il destino avrebbe riservato a noi una piccola peste urlante 24 ore su 24 non lo potevamo immaginare.

il suo primo urlo per annunciare al mondo il proprio arrivo

Il candido frugoletto ci aveva illusi, rimanendo parcheggiato per 9 mesi con vitto e alloggio gratis, senza mai eccedere in calci o ruzzoloni. Giusto qualche colpetto discreto qua e là per farci sapere che stava comodo e rilassato in attesa della libera uscita. Quindi credevamo ingenuamente che tanta grazia e discrezione sarebbero state caratteristiche incluse nel corredo genetico dell’erede al trono di casa.

abbiamo capito che la vita come la conoscevamo prima non esisteva più

Mai previsione fu tanto errata e lontana dalla realtà che ci si è poi presentata una sera di fine aprile quando l’inquilino, sfrattato da madre natura dal suo comodo nido, si apprestava a lanciare il suo primo urlo per annunciare al mondo il proprio arrivo. Il primo di una lunga serie! Appena usciti dall’ospedale è iniziato il suo grido di protesta contro… contro non si sa cosa!  Di fatto ha passato le sue prime 12 ore a casa urlando e disperandosi.

paura di esserci imbarcati in qualcosa di più grande di noi

Vagliate tutte le ipotesi: pannolino cambiato, tetta data, cullato, avvolto, massaggiato (perché da bravi genitori avevamo studiato a memoria tutti i manuali più in voga per la cura del neonato), non ci restava che invocare qualche entità superiore in nostro soccorso o caricarlo in macchina e portarlo in ospedale, perché dalle urla disumane poteva tranquillamente avere qualcosa di grave e mortale, se non per lui almeno per i nostri timpani. Così abbiamo deciso di uscire a fare un giro, borsa del pupo in spalla, tutti in macchina.

Viaggiare con ancora i punti del cesareo è qualcosa di unico e indescrivibile che vi inviterei a provare almeno una volta nella vita. Magicamente l’auto ha calmato la giovane ugola d’oro e noi esausti abbiamo vagato per la città fino alle 4 del mattino, quando finalmente abbiamo osato parcheggiare l’auto sotto casa, ma non siamo stati altrettanto coraggiosi quando si è trattato di scendere: siamo rimasti a dormire in macchina temendo il risveglio dell’amato pargolo. Bene, dopo solo 72 ore di vita ci aveva già fatti cadere nel tunnel dei giri notturni in auto. Non erano di certo delle buone premesse!

da bravi genitori avevamo studiato a memoria tutti i manuali più in voga

All’alba del quarto giorno da neo genitori abbiamo capito che la vita come la conoscevamo prima non esisteva più. Anzi iniziavamo a pensare che non ci sarebbe stata più una vita. Ci muovevamo come zombie, tenuti svegli solo dai regolari risvegli dell’urlatore selvaggio. Puzzavamo: di rigurgito, di cacca, di sudore. Da collante su tutti gli altri, c’era l’odore della paura. Paura che il marmocchio dopo un’ora per farlo addormentare in braccio si svegliasse al primo starnuto, paura che vomitasse sull’ultimo reggiseno pulito rimasto in casa, ma soprattutto paura di esserci imbarcati in qualcosa di più grande di noi.

Viaggiare con ancora i punti del cesareo è qualcosa di unico

Eravamo sporchi, spaventati e affamati. Sì, avevamo fame, non ricordavamo nemmeno l’ultima volta che ci eravamo seduti a tavola.

Da lì in poi ammetto che i ricordi si fanno vaghi, è stato tutto un via vai di nonni che passavano con provviste e parole di conforto, notti in bianco a cullare il cucciolo inconsolabile, la sensazione di esser diventata un latteria ambulante

tutte quelle donne che ci avevano descritto i primi giorni da mamma come un turbinio di amore…

Inizio a pensare che tutte quelle donne che ci avevano descritto i primi giorni da mamma come un turbinio di amore, cuoricini e coccole zuccherose, mentissero o fossero sotto l’effetto di potenti droghe. Altrimenti non si spiega. Fra pianti, ormoni in circolo, stanchezza e sensazione di inadeguatezza, la cosa più poetica che mi sovviene di quel periodo è stata la prima doccia che sono riuscita a fare: tempo concessomi prima che il pupo reclamasse la tetta, 4 minuti, ma è stato pur sempre fantastico!

siamo rimasti a dormire in macchina

Dopo qualche mese, quando abbiamo iniziato a riprendere il controllo della nostra vita, e prendersi cura di un neonato si è trasformato da evento straordinario a ordinaria routine quotidiana, abbiamo cominciato a mettere via i manuali che ci avevano tenuto compagnia durante la gravidanza.

Messi da parte per regalarli a qualche futura mamma? Decisamente no! Carta ottima per qualche falò di fine estate sulla spiaggia! Il libro che sosteneva che i pianti dei neonati non sono tutti uguali, e basta ascoltare per distinguere la fame dal sonno o dal pannolino sporco? Bruciato! Quello che sosteneva l’utilità di parlare al bambino durante il cambio, perché ad una settimana di vita era già importante spiegare al pupo che comprendiamo il suo disagio a sentirsi nudo e al freddo? Dritto nella raccolta differenziata! Il cd con i suoni della natura per aiutarlo a rilassarsi? Impacchettato insieme alle gocce essenziali di lavanda e spedito a casa della suocera.

abbiamo iniziato a riprendere il controllo della nostra vita

Ormai un po’ di tempo è passato e ci siamo lasciati alle spalle quel periodo così sconvolgente, forte, emozionante e devastante. Posso assicurare che superato il terremoto iniziale arriveranno sorrisi, coccole, bacini bavosi che fanno sciogliere, profumo di buono dopo il bagnetto, manine morbide che cercano le tue, e un amore straordinario che ogni giorno cresce un po’ di più.

molto semplicemente, ne vale la pena!

Mamme stringete i denti all’inizio perché, molto semplicemente, ne vale la pena!

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