Incoraggiare il gioco di gruppo nei bambini con disabilità auditiva

I bambini che si ritrovano al parco, nel cortile della scuola o a casa di qualcuno, si avvicinano timorosi l’uno all’altro e in men che non si dica si sono già accordati per giocare a nascondino, a prendere o a chissà quale altro gioco. Basta un semplice scambio di battute e un nome per riconoscerlo, rievocare in loro le regole e le esperienze già fatte.

Apparentemente sembra un’operazione estremamente semplice e naturale, ma soffermiamoci ad analizzare tutti gli aspetti e le risorse che devono essere investite per rendere fluente e disinvolto questo momento.

Ciascun bimbo, inizialmente, sarà combattuto tra l’idea di stare vicino all’adulto di riferimento e andare a divertirsi con i pari. Probabilmente gli tornerà in mente che tutte le altre volte che si è trovato davanti allo stesso bivio poi si è divertito, quindi sceglierà di andare a giocare e si avvicinerà per chiedere il permesso di unirsi al gruppetto. Supponiamo che lo accettino facilmente e lo coinvolgano a giocare a nascondino. Lui darà una rapida occhiata a chi è appoggiato all’albero per contare, di corsa sceglierà il suo nascondiglio e aspetterà il momento giusto per liberarsi.

Inizia così il loro momento di gioco

Ora proviamo a metterci nei panni di un bimbo sordo che, per quanto abbia le protesi o l’impianto cocleare che gli consentono un buon recupero uditivo, porta (spesso) con sé problematiche a livello comunicativo e linguistico che vengono enfatizzate in un contesto in cui le attività sono prevalentemente verbali.

Il primo momento, quello della scelta tra adulto protettivo e amici, potrebbe già essere un punto sensibile poiché spesso questi bambini fanno meno esperienze di socializzazione senza genitori o educatori, quindi potrebbe non avere il bagaglio di precedenti positivi che lo spinga serenamente ad andare verso i pari.

Supponiamo che il nostro bimbo abbia un carattere forte e si avvi comunque.

Una volta giunto davanti al gruppo li dovrà salutare e chiedere di poter giocare con loro. Il nostro bimbo sa di avere qualche difetto di pronuncia, quindi magari sarà in difficoltà, e gli altri forse saranno stupiti, incuriositi o intimoriti dalla situazione, ma i piccoli sono sensibili, lo coinvolgeranno nel gioco.

Incamminandosi, gli urleranno che stanno giocando a nascondino e il bimbo vicino all’albero ha già iniziato a contare. Il nostro piccolo sordo, non è sicuro di aver capito bene, di solito chi lo conosce gli parla da vicino e nella sua direzione; forse ha giocato una volta a nascondino, ma è passato un po di tempo non ricorda bene le regole, si vergogna a chiedere di fermare il gioco per avere chiarimenti, teme che possano prenderlo in giro.

Sicuramente il nostro piccolino è un combattente e troverà la strategia per cavarsela o magari ci sarà un bimbo particolarmente sensibile che si avvicinerà a lui, ma una mamma come può aiutarlo a rendere più semplice questa fase di avvicinamento al gioco?

Innanzi tutto, dovremmo insegnare ai nostri bambini a giocare, dovremmo farlo noi con loro o creare delle situazioni protette in cui si possano mettere alla prova.

L’ideale sarebbe trovare attività, da tavolo piuttosto che non, che possano essere adatte al piccolo, insegnargli le regole, giocare con lui fino a farlo diventare sicuro di ciò che fa e spingerlo poi a proporre lui stesso l’attività al gruppo di amici. Partendo da una posizione di vantaggio si sentirà più sicuro, questo lo porterà a temere meno il confronto con gli altri e renderà più piacevole il gioco, che è tanto importante per i piccoli.

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