Il mostro di mezzanotte: la buffa storia di ” QUAL E’ “

La mia vita scorreva tranquilla: lavoro, casa, famiglia, palestra… Nulla di anche solo lontanamente bizzarro o fuori dalla norma mi era mai capitato. Nulla fino ad una sera di inizio primavera quando senza preavviso tutto cambiò. Era una sera uguale a tutte le altre.

Andai a dormire, vinta dalla stanchezza della giornata, pregustando un lungo sonno ristoratore che mi permettesse di ricaricare le energie. Il giorno seguente infatti mi attendeva una giornata intera in gita con i mie alunni di quarta elementare. Quando ormai il battito del cuore era rallentato, il respiro si era fatto pesante, le palpebre si erano chiuse, qualcosa mi colpì violentemente il viso.

qualcosa mi colpì violentemente il viso

Un dolore intenso all’altezza dello zigomo destro mi strappò al sonno e tornai lucida e vigile. Il cuore batteva all’impazzata ed ero così spaventata da non riuscire a decidere se accendere la luce o se rannicchiarmi come un bambino sotto le lenzuola. La logica mi suggerì che un leggero velo di stoffa non sarebbe stata una valida protezione contro un’eventuale aggressione esterna, così mi feci coraggio e schiacciai l’interruttore che si trovava accanto al mio comodino. Una volta accesa la lampadina aspettai che gli occhi si riabituassero alla luce.

ero così spaventata da non riuscire a decidere se accendere la luce

Nella stanza con me non c’era nessuno. Nel silenzio della notte in casa si sentivano solo rumori familiari: il ronzio del frigorifero, il rumore regolare delle lancette del vecchio orologio da parete, lo sciacquone dei vicini del piano di sopra. Mi costrinsi a muovermi, vincendo il panico che tentava di impossessarsi di me e vidi che proprio accanto al mio cuscino si era materializzato un curioso blocco di colore nero. Aveva una forma strana, arcuata. Non so perché ma in quel momento mi fece pensare ad una banana. Il pensiero mi fece quasi ridere, tanto la situazione era paradossale. Lo presi in mano, era duro e pesante.

Non riuscii a capire di che materiale si trattasse, ma compresi che mi era caduto addosso provocandomi come minimo un bel segno sul viso. Dopo aver maneggiato il misterioso oggetto senza ricavarne altre informazioni utili, mi alzai e andai in bagno. Mi specchiai e vidi che su fronte e zigomo c’era un grosso segno rosso che, non avevo dubbi, entro la mattina seguente si sarebbe trasformato in un livido. E così fu. Dopo aver trascorso una notte quasi insonne, terrorizzata dalla paura di altre aggressioni, mi alzai e verificai che effettivamente mi sarebbe toccato motivare un brutto ematoma a colleghe e familiari.

si era materializzato un curioso blocco di colore nero

Il classico incidente per cui non si fa caso allo stipite della porta mi sembrò una buona scusa. Di certo non potevo raccontare di essere stata aggredita da un mostro invisibile che lanciava oggetti non identificati! Superata in qualche modo la giornata, arrivò la sera ed ero spaventatissima per quello che mi sarebbe potuto succedere. Andai a letto, sicura che non sarei riuscita a prender sonno. Invece la stanchezza ebbe il sopravvento e caddi in un agitato dormiveglia pieno di strani sogni. Ad un certo punto, non so bene se stessi ancora dormendo o fossi sveglia, vidi una figura, una forma indistinta, nera, che si avvicinava a me.

Non riuscii a capire cosa fosse finché non arrivò a pochi centimetri da mio naso. Era… un’enorme parola scritta in stampatello maiuscolo a caratteri cubitali: QUAL È. Ancora più curioso, all’interno della “Q” si vedeva una specie di volto, con grandi occhi marroni, un naso appena accennato e una larghissima bocca rossa priva di denti. Dopo alcuni istanti di silenzio, la bocca iniziò a muoversi e ad emettere dei suoni.

la bocca iniziò a muoversi e ad emettere dei suoni

No, non erano semplicemente dei suoni, mi stava parlando. Inizialmente non riuscivo a capire cosa dicesse ma man mano mi abituai al suono particolare di quella voce metallica e tutto divenne più chiaro: <<Mi chiamo “QUAL È”, ti ho fatto visita già ieri sera e oggi sono tornato per spiegarti cosa voglio da te. Il grosso blocco che ti ha colpito in faccia, altro non è che un APOSTROFO! Non un apostrofo qualunque, ma proprio quello che i tuoi alunni si ostinano a mettere quando devono scrivermi! Ebbene, io sono veramente stanco di essere scritto in quella maniera, pretendo che venga rispettata la mia dignità!>>.

Mi chiamo “QUAL È

Io gli risposi tentando di giustificarmi, avevo fatto del mio meglio per insegnare ai bambini che “QUAL È ‘” non vuole l’apostrofo, ma alcuni proprio non ne volevano sapere di imparare. “QUAL È ” però non accettò scuse e pretese che io risolvessi il problema, minacciandomi di ritornare ogni sera a tormentarmi finché non avessi fatto tutto il necessario per aiutarlo.

Il grosso blocco che ti ha colpito in faccia, altro non è che un APOSTROFO

Fu così che dal giorno dopo, per un mese intero, tutte le mattine costrinsi i miei alunni a scrivere almeno cento volte la frase “QUAL È SI SCRIVE SENZA APOSTROFO”. Tutte le sere il mostruoso “QUAL È ” tornava a farmi visita dicendomi che ancora non avevo fatto abbastanza. Quando stavo ormai perdendo le speranze, una sera in cui aspettavo l’ennesima visita, QUAL È non si presentò.

Al suo posto volò sul mio cuscino un aeroplanino di carta. Lo aprii e lessi il messaggio contenuto al suo interno. <<I tuoi alunni hanno finalmente imparato, QUAL È ringrazia, ti manda i suoi saluti e ti avvisa che presto riceverai altre visite>>.

QUAL È SI SCRIVE SENZA APOSTROFO

La sera seguente si presentò un arrabbiatissimo verbo avere, stanco di esser scritto senza ACCA, e la storia ricominciò…

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